18 settembre 2017

Della madre, del materno

Ho incontrato un testo, qualche settimana fa, che mi ha raccontato della madre in termini nuovi, inediti, lucidi. Si intitola "Le mani della madre" di M. Recalcati. 
Oltre all'invito alla lettura di questo libro rivolto a tutti giacché tutti siamo figli, in quanto pedagogista mi piacerebbe condividere qui alcune riflessioni - parziali - su quanto contenuto nelle centottanta pagine di cui sopra. 
Innanzitutto vorrei sottolineare il taglio critico rispetto all'idea di madre e di maternità che - fortunatamente - ci stiamo impegnando a smantellare e ricostruire. 
Nella rappresentazione patriarcale della maternità infatti si impone una versione schizoide e manichea della femminilità, dove la femminilità espressa nella madre è buona e bene mentre la femminilità racchiusa nella donna è cattiva e male. Scrive molto chiaramente Recalcati: "la madre che sopprime la donna - come accadeva nella versione patriarcale della maternità - o la donna che nega la madre - come accade nel tempo ipermoderno - non sono due rappresentazioni della madre, ma due sue declinazioni egualmente patologiche" e continua "solo se lo sguardo della madre non si concentra a senso unico sull'esistenza del figlio la maternità può realizzare appieno la sua funzione". Detto altrimenti, l'equilibrio delicato e necessario tra i due ruoli di madre e di donna è dimensione difficile da realizzare ma al tempo stesso fondamentale per uno svolgimento sufficientemente buono della vita psichica ed emotiva sia del bambino sia della madre, senza dimenticare le ripercussioni di tale equilibrio nell'ambiente in cui essi vivono. Credo sia, questo sforzo in direzione di un rimodellamento della concezione di donna-madre, essenziale. Essenziale per la donna, per i figli, per le figlie e per gli uomini.
La prima parte del saggio è dedicata alle categorie afferenti la madre, che sono: le mani, l'attesa, il volto, Lalingua, il seno, l'assenza, la cura, la paranoia, la trascendenza. Ciascuna di queste parole rimanda ad un senso, un significato che parla - a me personalmente - della ricchezza e dunque della complessità del mettere al mondo. Naturalmente quelle contenute nelle poche righe che trovate qui sotto sono alcune idee appena abbozzate a riguardo. Ché di un argomento simile si potrebbe discutere a vita senza mai esaurirne completamente il senso.
Considerando le prime citate, possiamo dire che nelle mani c'è il tenere, il con-tenere, l'esserci, il condurre con fiducia; Sartre diceva appunto che 'nasciamo sempre come oggetti nelle mani dell'Altro'. L'attesa invece dice della pazienza, del non lasciarsi sopraffare dal tempo, del resistere all'incertezza dell'incognita di chi o cosa è oggetto dell'attesa. L'attesa segna un prima e un dopo, uno sconvolgimento interiore. Un'attesa che non parla di aspettative però, poiché l'attesa del figlio è innanzitutto l'attesa di un essere umano dotato di una sua propria vita, di sue proprie inclinazioni, è un estraneo a cui la donna concede lo spazio vitale (fisico o metaforico) all'interno del quale prendere forma e vita. 
Del volto invece l'attenzione è data tutta allo sguardo, in questo caso allo sguardo che la madre rivolge al suo bambino attraverso il quale "vi deposita inconsciamente gran parte della sua storia di figlia". Il volto che guarda è un segno di attenzione, di presenza, 'se tu mi vedi io esisto'; il volto che guarda è canale e strumento comunicativo, ossia ti rendo partecipe della mia vita, di questo mondo al quale sei arrivato. 
Lalingua è il linguaggio attraverso cui ciascuna madre e ciascun figlio partecipano allo scambio vitale tra loro, un linguaggio che trascende il senso letterale e diventa suoni, gesti, momenti durante i quali tra i due si stabilisce il contatto che diviene relazione. 
Il seno non è solo piacevole gingillo attraverso cui alimentarsi ma calore e conforto. L'assenza è lo spazio che concede all'altro la possibilità di sperimentare la presenza a se stesso imparando che l'altro - in questo caso la madre - non è sempre e solo presente, infatti "L'accentuazione della presenza comporterebbe infatti l'impossibilità della separazione e l'illusione della fusione, mentre l'accentuazione dell'assenza comporterebbe il vissuto di abbandono e derelizione". 
Ci tengo a fare una dovuta precisazione rispetto a cosa viene inteso con il termine 'madre' da M. Recalcati. Madre è chi incarna le categorie di cui sopra. Madre non si riferisce strettamente e necessariamente a colei che ha partorito il figlio ma, più generalmente, a chi esplicita le funzioni della madre, ossia chi cura, protegge, sostiene, incoraggia, stimola, ri-conosce il piccolo. Non importa se uomo, donna, genitore biologico o adottivo. Madre è chi concede l'amore incondizionato. 
Il testo raccoglie inoltre numerose riflessioni sul materno oggi e sulle sue patologizzazioni e si chiude con un epilogo che è un invito ad essere giusti con la madre. Un invito che mi sento di voler accogliere e condividere. Ciascuno ha un vissuto particolare e soggettivo con la madre, alcuni non ne hanno neanche il ricordo, altri portano dentro di sé ferite profonde legate alla propria madre; tutti, in modi infinitamente differenti uno dall'altro, abbiamo sperimentato questo legame viscerale, profondo, solo parzialmente sondabile ed è in questa radice primaria, fondamentale, inevitabile che si racchiude qualcosa di speciale come il senitmento della vita, del desiderio del vivere. Perciò, quanto più ce ne dimentichiamo, quanto più la rifiutiamo, tanto meno siamo nella possibilità di godere pienamente ed intensamente della vita e del suo desiderio. 

Sono a disposizione di chiunque abbia desiderio di approfondire, dire, pensare a riguardo.

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