Ad una settimana da Natale voglio dedicare un pò di attenzione all'atto della lettura.
Dopo lungo tempo durante il quale ho messo da parte - per necessità e per pigrizia - la dimensione della lettura, ho finalmente ritrovato da qualche mese il desiderio, il piacere e la possibilità di immergermi nel mondo profondo dei libri, ecco allora l'opportunità di approfondire il senso della lettura e del dispositivo che ci permette di leggere (useremo il libro come sineddoche, una parte che indica il tutto, un dispositivo che ne rappresenta molti altri, semplificheremo insomma).
Spesso scelto come presente per l'occasione di un compleanno o del Natale appunto, il libro è uno strumento straordinario di nutrimento mentale e spirituale, ma anche di orientamento nello spazio e nel tempo, un compagno virtuale e un attivatore immaginale. In altre parole, un oggetto polifunzionale, poliedrico, polisensoriale, policromatico. E tutto ciò che è poli -qualcosa a me personalmente piace molto.
Un inciso: in molti si sono occupati del valore formativo della lettura, la mia è una scelta personale, un'idea fra le tante, una proposta di riflessione, come sempre.
In questi giorni mi è capitato tra le mani un libro di Franco Cambi* che acquistai molto tempo fa: La cura di sé come processo formativo. Lo apro a caso (è un gioco che mi piace spesso fare) e trovo alcune righe sottolineate. Cito testualmente ché non c'è bisogno di inframezzi.
Come si struttura l'atto di lettura, cosa accade in me 'quando leggo' (e leggo non per informarmi, ma se si crea una partecipazione più personale rispetto a ciò che leggo: il che può avvenire anche leggendo un quotidiano, ma se si va oltre il ricevere-informazioni)?
Le risposte ci sono e potremmo così sintetizzarle, anceh chiamando direttamente in causa la nostra esperienza di lettori:
1. avviene una sospensione del vissuto, più immediato e pragmatico; da esso ci si separa, si prendono le distanze, si crea una condizione a parte, diversa, sospesa, raccolta in se stessa;
2. si compie l'entrata in un mondo-altro, diverso da quello mio, tuo,... vissuto ed esperito; un mondo che sta oltre, che ci affascina per la sua diversità, ma che ci nutre di essa, ci spiazza [...] e dilata il nostro io, disponendolo in direzione di un sé (= io consapevole, culturalmente centrato) più ricco, dinamico, dialettico;
3. si attiva e si vive la potenza evocatrice della parola, si entra nel mondo costruttivo del linguaggio;
4. si entra dentro una storia (ovvero in un processo di esperienze dotato di senso) che ci rispecchia, ci amplia, ci sfida proprio nel nostro vissuto e ci impone di ripensarlo, di ripensarci.
La lettura è un atto di spaesamento, di apertura al virtuale, di potenziamento dell'immaginario; un atto di crescita/sviluppo del soggetto proprio nella sua humanitas, intesa come coltivazione di sé per dar significatop al mondo e coglierlo nella sua stessa ricchezza/varietà/complessità.
Salto qualche pagina.
Ma quali sono le strategie da attivare per fare una lettura che sia esperienza efficace di coltivazione dell'io etico e cognitivo ed estetico?
Qui possiamo fissare solo alcuni consigòli per darsi una strategia di lettura, che verrà a determinarsi secondo il carattere di ciascuno, poi.
1) Isolarsi: riconoscere uno spazio per..., costruire una 'cerimonia' per darsi uno spazio chiuso e a un tempo sospeso.
2) Leggere secondo libertà: lo dice Pennac in Come un romanzo che si può leggere in tanti modi (in sequenza, a salti, a ritroso, etc) facendo così della pratica della lettura un affaire proprio del soggetto.
3) Darsi la lettura come pratica consolidata: da esercitare ogni giorno (o no), da preservare, da programmare. [...] Anche nel tempo, ossessivo, dei Media che incasellano il nostro tempo libero e lo gestiscono al posto nostro. Emarginando la lettura che va coltivata, invece, come vaccino anti -Media e come alternativa/compensazione al loro atto di imperio e di cattura, profonda e generalizzata.
Più avanti ancora:
La lettura è un mezzo potente di vita interiore: la esercita, la coltiva, la sviluppa. Senza la proiezione in altre esperienze di vita spirituale (di cui ogni testo è testimonianza: dalla poesia allo studio storico, al saggio scientifico) la nostra interiorità si rattrapisce, si opacizza nel quotidiano, non si dilata e non cresce in modo intenso e dinamico. **
* Nato a Firenze, è docente di pedagogia generale nell'Università di Firenze. Presidente del CEntro italiano per la ricerca storico-educativa e direttore della rivista "Studi sulla formazione", si occupa di filosofia dell'educazione, storia della pedagogia e letteratura per l'infanzia.
** Citazioni da pg. 56 e segg.
Buona lettura, Buon viaggio.

