21 novembre 2017

Sullo scrivere autobiografico

E' successo di nuovo, sabato mattina durante l'incontro sulla pratica autobiografica da me condotto all'interno del ciclo delle pratiche filosofiche. 
E' successo di nuovo, come sempre quando si mettono a nudo le linee del proprio vissuto. 
Il copione più o meno è sempre lo stesso: all'inizio una certa quantità di timidezza e pudore, segue l'esitazione e alla fine la diga si rompe e l'acqua scorre in lunghi racconti, articolati, contestualizzati nel tempo e nel luogo di un passato spesso - a dire il vero quasi sempre - costellato di figure umane e animali, affetti, presenze, mancanze, solitudini e paure. Sì. Ad una cornice colorata sovente corrisponde un dipinto dalle tinte fosche e buie. 
Nell'immersione che è la scrittura autobiografica ciò che emerge con prepotenza è quasi sempre la sofferenza, quel qualcosa che si cercava ma non si trovava o che si desiderava ma non arrivava mai, quel qualcuno dal quale ci si aspettava calore e invece elargiva soltanto freddure e lontananze. Emergono le paure, le frustrazioni viste con la tenerezza ma anche la rabbia degli occhi dell'adulto che le sta riesumando e rivivendo. 
Poi, a tratti, compaiono squarci di luce e felicità, spazi di ossigeno dall'apnea della quotidianità familiare: una finestra affacciata su un bosco, l'immaginazione viva guardando gli alberi con la frutta matura pronta per la raccolta, uno scorcio urbano che rassicura, la libertà di stare a diretto contatto con la natura. Nicchie, dentro e fuori di sé. 
Ecco, tutto questo materiale prezioso è sempre, per me, regalo fragilissimo da maneggiare con grande cura. E la fiducia che concima il terreno della condivisione, del racconto, del dire di sé è - ogni volta - elemento che mi commuove e mi sollecita gratitudine profonda e vera nei confronti di chi la ripone in me. 
La vita che mi viene concessa tramite i racconti - in studio e altrove - è quanto di più sacro e magnifico e unico esista, ed è per questo che contraccambio con la massima riservatezza e tutta la delicatezza e il rispetto di cui sono capace. 
Allora grazie. Grazie a tutti coloro che mi hanno permesso e mi permetteranno di entrare nella loro vita, che sia per un'ora, una settimana, qualche mese o una vita intera.  

 

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