Occuparsi di formazione e educazione significa, inevitabilmente, inderogabilmente, occuparsi anche di politica, cioè della polis, della comunità e dele regole che permettono a ciascuno di convivere insieme agli altri.
Dunque non posso esimermi dall'esprimere il profondo rammarico per quanto accaduto il 28 ottobre in Senato, una delle due camere del Parlamento italiano.
Premesso che trovo già sconfortante la necessità di dover fare una legge che metta nero su bianco l'illegittimità di comportamenti violenti (psicologicamente o fisicamente), vessatori e discriminanti, che ci sia il bisogno di una tutela legale perché evidentemente quella civile della comunità non è sufficiente. Questo, per me, è già di per sé triste (sì, lo so, si dovrebbe aprire un lungo capitolo sull'aggressività insita in ciascun animale che funge da protezione delle risorse necessarie alla sussistenza, ma qui il punto è un altro). Che poi nel momento in cui ci sia la possibilità di fare questo passo importante, calzando uno stivale di gomma per non imbrattarsi della melma che ormai costituisce il terreno su cui ci muoviamo, quando diventa possibile testimoniare un'idea di mondo e di comunità più giusta perché rispettosa di tutte le infinite diversità che ci caratterizzano, non solo si torna indietro vanificando il duro lavoro ma pure si esulta, mi disgusta.
Si esulta e si plaude alla viltà di chi non ha avuto il coraggio di mettere la faccia sulla propria scelta, alla pochezza di chi non riesce a guardare oltre il proprio ombelico, oltre il suo infinitamente piccolo io.
Credo che un mondo migliore, una civiltà migliore siano possibili solo in ordine all'ampliamento degli orizzonti morali che cessano di escludere esseri viventi dal riconoscimento della loro dignità, siano essi umani, animali, vegetali, ermafroditi, gender fluid, etero, lesbo, gay, statici o dinamici, silenziosi o parlanti, religiosi o atei, giganti o minuscoli, abili o no, ricchi o poveri, sani o malati, adulti o cuccioli. Fin tanto che qualcuno si arrogherà il diritto di sentirsi superiore, migliore ma soprattutto autorizzato ad essere violento, supponente, prepotente, vile non ci sarà né sicurezza né pace né felicità per nessuno.
In tutto questo mi conforta vedere i piccoli lumini che ciascuno di noi può portare in seno a tanta oscurità, proprio come nella splendida foto scattata in occasione della manifestazione indetta il giorno dopo all'Arco della Pace (Milano).
Piccole luci, come stelle in cielo, che organizzano una rotta diversa, percorribile da chi sente il desiderio e la necessità di un mondo meno egoista e ignorante e violento.

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