13 marzo 2017

L'arte di amare - E. Fromm

Vorrei scrivere dell'amore. Dell'amore come "matura soluzione del problema dell'esistenza" come lo definisce Fromm e nell'accezione che egli dà ad esso nella sua opera L'arte di amare
Riporterò alcune parti capaci di dare - a mio avviso - il senso del pensiero dell'autore rispetto all'amore. Inutile specificare che mi sento concorde. 
"L'unione conquistata con il lavoro produttivo non è interpersonale; l'unità raggiunta con la fusione orgiastica (consumo di droga, alcool, partecipazione ad eventi di massa, etc, nota mia) è fittizia; l'unità ottenuta col conformismo è solo una parvenza di unità. Non sono che soluzioni parziali al problema dell'esistenza. la soluzione completa sta nella conquista dell'unione interpersonale, nella fusione con un'altra persona, nell'amore." Poiché il profondo bisogno dell'uomo è quello di "superare l'isolamento, evadere dalla prigione della propria solitudine [in quanto essa] provoca l'ansia; anzi, è l'origine di ogni ansia. Essere soli significa essere indifesi, incapaci di penetrare attivamente nel mondo che ci circonda; significa che il mondo può accerchiarci senza che abbiamo la possibilità di reagire."
Secondo Fromm esistono due forme di amore: una è incompleta e prende il nome di unione simbiotica, la seconda vede l'amore come la matura soluzione del problema dell'esistenza. 
"L'unione simbiotica ha il suo modello biologico nella relazione fra la madre e il figlio. Sono due, eppure uno. Vivono insieme, hanno bisogno l'uno dell'altro. Nell'unione simbiotica fisica i corpi sono indipendenti, ma lo stesso genere di unione esiste psicologicamente.
La forma passiva dell'unione simbiotica è quella della sottomissione, o, per usare un termine clinico, del masochismo. Il masochista sfugge all'insopportabile senso di separazione e solitudine rendendosi parte di un'altra persona che lo domina, lo guida, lo protegge. [...] Il masochista non è mai solo, ma non è indipendente; non ha autonomia [...]. La persona rinuncia alla propria integrità, fa di se stessa lo strumento di qualche cosa o di qualcuno al di fuori di se stessa.
La forma attiva di fusione simbiotica è il dominio o, per usare il termine psicologico corrispondente al masochismo, il sadismo. Il sadico vuole sfuggire alla propria solitudine e al proprio senso di isolamento impossessandosi di un'altra persona. Il sadico è legato al succubo così come quest'ultimo è subordinato al primo; non può nemmeno vivere, senza l'altro. La differenza sta solo nel fatto che il sadico domina, intraprende, offende, umilia, e il masochista è comandato, offeso, umiliato. [...]
In contrasto con l'unione simbiotica, l'amore maturo è unione a condizione di preservare la propria integrità, la propria individualità. L'amore è un potere attivo dell'uomo; un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi simili, che gli fa superare il senso di isolamento e di separazione, e tuttavia gli permette di essere se stesso e di conservare la propria integrità. Sembra un paradosso, ma nell'amore due esseri diventano uno, e tuttavia restano due. [...]
Invidia, gelosia, ambizione, bramosia, sono passioni; l'amore è un'azione, un potere umano che può essere praticato solo in libertà, e non è la conseguenza di una costrizione. L'amore è un sentimento attivo, non passivo; è una conquista, non una resa. Il suo carattere attivo può essere sintetizzato nel concetto che amore è soprattutto 'dare' e non ricevere.  [...] Dare è la più alta espressione di potenza. Nello stesso atto di dare, io provo la mia forza, la mia ricchezza, il mio potere. Questa sensazione di vitalità e di potenza mi riempie di gioia. Mi sento traboccante di vita e di felicità. Dare dà più gioia che ricevere, non perché è privazione, ma perché in quell'atto mi sento vivo.  [...]
Che cosa dà una persona a un'altra? Dà se stessa, ciò che possiede di più prezioso, da una parte della sua vita. Ciò non significa necessariamente che essa sacrifichi la sua vita per l'altra, ma che le dà ciò che di più vivo ha in sé; le dà la propria gioia, il proprio interesse, il proprio umorismo, la propria tristezza, tutte le espressioni e manifestazioni di ciò che ha di più vitale.  [...] Non dà per ricevere; dare è in se stesso una gioia squisita.  [...] Nell'atto di dare nasce qualcosa, e un senso di mutua gratitudine per la vita che è nata in loro unisce entrambre. Ciò significa che l'amore è una forza che produce amore; l'impotenza è l'incapacità di produrre amore.  [...]
E' inutile sostenere che sentire l'amore come un atto di dare dipende dal carattere dell'individuo. Al contrario, presuppone la conquista di una posizione prevalentemente produttiva; in quest'orientamento l'individuo ha vinto l'indipendenza, l'onnipotenza narcisisticam il desiderio di sfruttare gli altri o di tesaurizzare, e ha tratto la fede nei propri poteri umani, il coraggio di fare assegnamento nel conseguimento delle proprie mète. Nella misura in cui queste qualità mancano, egli ha paura di dare se stesso, e quindi di amare."

Sugli elementi che accomunano tutte le forme d'amore parleremo un'altra volta, per ora mi pare ci sia sufficiente materiale su cui riflettere. 
Mi è sempre piaciuta l'idea di intendere una coppia equilibrata, sana, solida come il numero undici: due singolarità che si avvicinano, due parti con una propria identità che si accostano andando a creare qualcosa di diverso, più complesso che custodisce in sé l'unicità e l'irripetibilità sia dei singoli elementi sia dei singoli elementi vicini l'uno all'altro. C'è prossimità ma in una dimensione che permette lo spazio di esistere anche alle due individualità, siamo due ma anche uno, siamo vicini ma non attaccati, ci avvertiamo reciprocamente nello spazio vitale rispettando, ancora reciprocamente, sia il proprio che quello dell'altro, nonché quello della coppia. 


Nessun commento:

Posta un commento