07 gennaio 2018

Dell'amore

Il nuovo anno si è aperto all'insegna di una domanda antica che è tornata a farsi presente dentro di me. Come spesso accade, ciclicamente riappare il dubbio e allora mi interrogo, come donna e come pedagogista, mai sazia delle risposte, delle sfumature, degli scorci precedentemente aperti a proposito della natura e della forma dell'Amore. Questa volta la ricerca è stata coadiuvata da un incontro che si è in realtà poi moltiplicato in numerosi incontri. Accade sempre questo quando gli incontri si possono dire fortunati, quando cioè si manifestano in qualità di dimensioni generative, produttive, creative. Da uno a dieci a mille in un battito di ciglia. Ecco, l'incontro è stato con una persona che mi ha condotto ad un libro che sono diventati tanti libri, trasformati a loro volta in infinite riflessioni, collegamenti, desideri di cercare ancora, altro, di più. 
Ma sto divagando, forse. 
Il testo in questione si intitola "Gli equivoci dell'amore" di Moreno Montanari (Mursia, Milano, 2015). Le prime venticinque pagine le ho saggiate sul treno, a chiosa di una giornata decisamente speciale. 
Riporterò alcuni passaggi, sono certa che l'Autore non me ne vorrà se mi permetto di frammentare il suo discorso, di fatto il mio intento è quello di proporre - come sempre - spazi di riflessione che possano avere il respiro soggettivo di chi legge. 
Naturalmente la selezione dei tratti del testo indica inequivocabilmente ciò in cui il mio pensiero si specchia. 


 
L'Amore, infatti, sa; come la filosofia, custodisce un sapere che chiama in causa quella verità (Aletheia) che non possiede, ma che è in grado di far emergere dal fondo della realtà. 

'[...] L'amore puro è questa forza attiva, l'amore che a nessun costo, e in nessun caso, vuole menzogna o errore' (citazione di S. Weil, La prima radice).

L'amore permette di scorgere, al di là delle apparenze, aspetti e potenzialità ancora inespressi dei quali facilita la piena fioritura. In questo senso, potremmo dire ancora con Simone Weil, 'la verità è lo splendore della realtà' che l'amore svela e chiama a essere.  

Ecco in cosa consiste la forza attiva dell'amore e della verità: nella comune capacità, responsiva e maieutica, di promuovere la piena manifestazione della reale essenza di ciò che è.

Mentre il desiderio è centrato sul soggetto che guarda strumentalmente all'oggetto delle sue bramosie nella speranza di ricavare dal suo possesso ciò di cui si sente manchevole, l'amore si mette piuttosto al servizio dell'altro di cui ha a cuore la piena fioritura di quanto ha saputo riconoscere prima ancora che si manifestase appiena ma che, senza un'accorata maieutica che lo coltivi e se ne prenda cura, rischierebbe di restare puramente virtuale o alienarsi. 

[Infine, qualche riga più sotto]

Amore, verità e bellezza sono energie che chiamano la vita alla sua piena fioritura, appunto, al suo splendore finalmente liberato da uno sguardo misericordioso e da un'interpretazione disalienante capaci di rendere giustizia alla realtà, percepita in tutto il suo splendore.  




C'è molto altro naturalmente, ma questo mi sembra tanto (non dico tutto, ché su una categoria così grande e profonda e delicata come l'amore mi parrebbe arrogante e azzardato, sciocco anche).


 

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