12 dicembre 2016

Settimana 49/ 2016 - Sul vuoto (parte I)

Questa settimana vi propongo una riflessione che durerà qualche settimana sullo spazio vuoto, sulla dimensione della non presenza, sull'assenza, sulla mancanza.
Nell'immensità delle sfumature a cui questo argomento rimanda, questa settimana partiamo dal vuoto dei primordi della vita, quello che sperimentiamo appena concepiti. Approfitto delle parole di Ivano Gamelli per districarmi, almeno in parte, dalla complessità senza fine del significato al quale voglio far riferimento.
Il testo a cui mi appoggio è "Pedagogia del corpo" e si apre come segue:
'Nei giorni successivi al concepimento, l'embrione, un insieme di piccole cellule ammassate e derivate dalla prima cellula-uovo fecondata, si presenta nella forma indecifrabile di una struttura piena. Dopo circa una settimana, si crea al suo interno un "vuoto", rivestito da una sorta di primitiva pelle e tappezzato da una superficie epiteliale.
Manmano che procede nel suo sviluppo, l'embrione si divide in una zona inferiore semisferica piena e una superiore cava: quest'ultima è detta cieloma, cioè cavità del cielo. E' il primo cielo sulla prima terra! E' proprio sulla linea di confine fra le due zone, tra questo cielo e questa terra, che prende forma l'abbozzo vero e proprio dell'embrione: "l'uomo sta tra il cielo e la terra" amavano dire i saggi cinesi negli antichi testi tradizionali, e rappresentavano appunto l'uomo con la sommità del capo cava, aperta verso l'alto.
Questa cavità che racchiude il cielo dell'embrione non comunica con l'esterno (il resto del cielo): l'embrione non respira ancora. Il suo stesso intestino non si nutre al di fuori del suo sistema: respira e si alimenta grazie al sangue placentare materno, attraverso l'ombelico, legame essenziale con il mondo.
L'embrione dipende dal suo sangue e da quello della madre; il suo sangue, prima fonte di vita nel corpo e del corpo, già pulsa a distanza di pochi giorni dal concepimento e il suo cuore batte dopo alcune settimane appena.
Circondato e protetto dall'acqua, il bambino cresce nel grembo materno, mentre l'acqua intorno a lui diminuisce l'esistenza del mondo esterno - la forza di gravità, il respiro della mamma, il calore, i movimenti, i suoni e i rumori - diventa ogni giorno più evidente.
Ma per quanto lo spazio uterino diminuisca, quel vuoto, il cieloma iniziale, è sempre lì, presente e potenzialmente attivo. Si è anzi dilatato, accumulando una pressione interna negativa - una depressione - come se dall'esterno si fosse gonfiato un pallone elastico. Questo vuoto espanso tende inerzialmente alle sue dimensioni originarie, attirando verso di sé le pareti che lo racchiudono, che sono (anche) quelle dei polmoni, i quali, parallelamente alla maturazione elastica tessutale, manifestano un incremento della loro tendenza dilatatoria.
Il vuoto vorrebbe ritornare alla sue origini e per questo induce le pareti polmonari a dilatarsi verso il rigido torace. Un pò di liquido amniotico penetra nelle vie respiratorie aeree del bambino, senza soffocarlo, perché egli ancora respira attraverso l cordone ombelicale. Ma non per molto. QUando l'acqua avrà esaurito il suo compito, la madre avrà nutrito il figlio, il sangue lo avrà reso vivo, il cielo all'esterno si farà sentire e premera perché finalmente il piccolo esca all'aria...
Il bambino nasce e vive grazie all'aria che respira da solo. Nel tempo, accomapgnato dalla sua mamma, scoprirà di ptersi alimentare autonomamnete anche dalla nuova madre-terra; ma arriverà anche a dimenticarsi di quel vuoto che originariamente ha richiamato l'aria nei suoi polmoni, Il vuoto che lo ha spinto a respirare e a nascere. Il vuoto dentro di noi.
'


Per ri-pensare la mancanza, lo spazio vacuo. 
Per vederne aspetti diversi da quello privativo e/o negativo.
Per ri-leggere la punteggiatura dell'assenza.
Da soli, oppure insieme.

La prossima settimana ci dedicheremo alla distanza nella diade, ossia allo spazio vuoto che rende possibile l'approssimarsi.

Nessun commento:

Posta un commento