Qualche giorno fa mi sono espressa sulla mia pagina personale di Facebook con un post relativo ad una situazione da me vissuta confrontandomi con alcune amiche. Lo riporto nella sua versione originale, seguiranno riflessioni e commenti "a freddo".
Ecco il post:
'Nelle ultime settimane, soprattutto negli ultimi giorni, ho avuto la
fortuna - immensa - di confrontarmi con diverse donne verso le quali
nutro stima, affetto, rispetto e gratitudine. L'argomento di dibattito
riguardava il genere maschile della specie umana e più specificatamente
la tendenza di molti di questi alle relazioni con donne al di fuori
della relazione "ufficiale".
Doverosa premessa: non mi piace il comportamento fedifrago. Non invito a praticarlo. Detto questo mi sento
di essere altrettanto precisa rispetto alle manifestazioni di
disprezzo, offesa e umiliazione che sono emerse durante alcuni dei
confronti di cui sopra. Non posso non prendere atto del fatto che, nella
maggior parte dei casi dietro ad un comportamento fedifrago ci sono
situazioni di coppia incancrenite in dinamiche totalmente disfunzionali
messe in atto da entrambi (uomo e donna).
Inoltre, sono molte -
ripeto, molte - le donne che pur essendo a conoscenza della situazione
del lui di turno decidono di ricoprire il ruolo di amante: in questo
caso di chi è la responsabilità della sofferenza della donna?
E poi
c'è il "traditore/seduttore seriale". Ma davvero non si riesce a vedere,
dietro ad un simile comportamento, la manifestazione di una
insofferenza e un'insicurezza spesso molto profonde e pertanto
difficilmente riconoscibili?
In tutto ciò, che è solo
un'infinitesima parte del discorso a questo proposito, mi pare che noi
donne, in quanto esseri biologicamente costituiti per la relazione a
due, abbiamo importanti responsabilità nell'aiutare, sostenere, aprire,
incoraggiare gli uomini che esprimono difficoltà e irrequietezza nel
relazionarsi. E dovremmo farlo senza presunzione, senza arroganza, senza
superbia ma solo ed esclusivamente per costruire quei ponti che
lamentiamo spesso, sempre non esistere.
Dovremmo farlo in qualità di madri, compagne, sorelle, amiche.
Smettiamo di vomitare odio su chi ci ha messe al mondo, su chi ci ha
ferite, su chi non ci ha volute, apprezzate, scelte. Prendiamone le
distanze, certo, ma impariamo a guardare oltre, a creare valore in
quella sofferenza. Impariamo ad amare.
Per vivere meglio, tutte e tutti.'
L'ho pubblicato in quanto donna e non in quanto pedagogista, ma poi, viste le reazioni e i commenti e le riflessioni che ne sono derivati, ho ritenuto opportuno condividere il mio pensiero a riguardo anche in qualità di professionista che si occupa di educazione e formazione.
Sono stati molti i commenti e gli apprezzamenti da parte di contatti (amici, parenti, conoscenti) di sesso maschile; apprezzamenti scaturiti da un senso di solidarietà che non avevano mai avvertito prima o che hanno avvertito con forza leggendo le mie righe. Si sono esposti, gli uomini, manifestando gratitudine per le mie parole che hanno avvertito come un conforto, un balsamo galenico da spalmare sulle abrasioni che tutti, più o meno, riportano a seguito di relazioni disfunzionali con le donne.
Quello che è passato, attraverso i commenti - pubblici e privati - al post, è stato sollievo, questo ho sentito. Gratitudine e sollievo.
Mi sono chiesta quanto noi donne siamo consapevoli della responsabilità che abbiamo nell'alimentare conflitti, scontri e rancori nelle relazioni con gli uomini. Mi sono chiesta quanto noi donne siamo consapevoli dell'infinito potenziale che abbiamo rispetto al miglioramento dei rapporti tra i due sessi. Mi sono chiesta quanto noi donne siamo consapevoli dell'urgenza impellente di andare oltre il nostro piccolo Io per usare saggezza e compassione nelle situazioni di forte attrito e divergenza.
Con tutto questo non voglio in alcun modo incoraggiare o stimolare un comportamento remissivo da parte di noi donne, anzi! Mi viene da dire che è proprio il contrario quello che sto suggerendo: alla proposta di una danza aggressiva, arrogante, disprezzante rifiutiamoci di ballare proponendo con assertività e fermezza una danza basata su uno scambio fatto di rispetto, ascolto, dialogo.
Marchiamo dentro di noi confini chiari; stabiliamo, sempre dentro di noi, un baricentro dinamico e resistente facilmente rintracciabile; creiamo tra la mente e il cuore la nostra bussola i cui punti cardinali siano la saggezza, la compassione, la sincerità e la solidità. Dati questi strumenti siamo in grado di proteggerci e relazionarci con il mondo facendo la differenza, sovvertendo ogni schema, smantellando ogni pregiudizio, distruggendo quelle cinte murarie che ci impediscono di intessere relazioni di valore con l'Altro.
Sempre e solo per vivere in un mo(n)do più sano.
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