Quarto ed ultimo appuntamento con questo piccolo, bellissimo albo illustrato.
Per chiudere ho scelto l'immagine del piccolo uccellino che, con il becco rivolto verso il cielo, guarda le stelle. La frase che accompagna l'immagine recita così:
Non è necessario raggiungere le stelle, per toccare il cielo.
Potremmo anche girare l'affermazione e dire che non è necessario toccare il cielo per raggiungere le stelle.
Quale che sia l'ordine delle parole mi pare che si possa intuire un invito intanto a sollevare il capo anziché rivolgerlo sempre verso il basso; alzare il capo e usare gli occhi anche per guardare le stelle, le nuvole, il cielo blu e quello grigio. Un movimento piccolo ma grande che permette di aprire il cuore, lo sguardo, la prospettiva.
Oltre a ciò credo che tra le poche parole di questa frase si possa cogliere anche l'insegnamento per cui non è necessario fare grandi cose, raggiungere straordinari obiettivi, compiere imprese mastodontiche per essere felici, per sentirsi grati, per sentire la gioia di esserci quanto piuttosto coltivare piccoli spazi, abitudini, gesti, sguardi - appunto - capaci di allenarci alla felicità, alla gratitudine, alla gioia di esserci.
Iniziando da piccoli, piccolissimi, per percepire sin da subito un terreno solido, in grado di sostenere il volo tra le stelle che spalanca gli orizzonti della mente e della vita.

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