Ogni settimana propongo alcune parole sulle quali riflettere.
Riporto qui le prime quattro proposte pubblicate sulla mia pagina facebook (@saraolivabochpedagogista) ogni sabato mattina a partire dal 15 di ottobre.
Per motivi organizzativi non sono riuscita ad avviare il blog contestualmente alla pagina sul social network perciò recupero gli appuntamenti mancati nelle settimane scorse.
La prima riflessione che vi propongo è sulle parole di Luce Irigaray che scrive, in "La via dell'amore" (del
quale consiglio la lettura):
'Più che un salto nell'abisso, perché non considerarlo come la scoperta, il disvelamento di un cielo ancora chiuso?'
Nella costante evoluzione, impermanenza e trasformazione
dell'esistenza, il cambiamento genera sempre paura e disorientamento e
ciò è molto naturale dal momento che nasciamo e cresciamo costruendo
punti di riferimento, porti sicuri ai quali approdare. Ma è altrettanto
vero che ogni singolo istante può stravolgerli facendoci avvertire un
senso di smarrimento, sradicamento, perdita (un lutto, una relazione che
finisce, la perdita del lavoro, della casa, per fare aluni esempi).
Come trovare allora la giusta misura tra l'una e l'altra dimensione?
Come poter essere saldi e flessibili allo stesso tempo? Come guardare e
vivere in modo sufficientemente buono (potremmo dire, forse,
equilibrato?) il fluire dell'esistenza?
Senza pretendere di poter
dare delle risposte bensì con l'intento di proporre suggerimenti, mi
pare di riscontrare nelle parole di Irigaray una possibile via d'uscita
rappresentata da un cambio di prospettiva: un'apertura verso qualcosa di
interessante, nuovo ma non necessariamente spaventoso, buio e fondo
come è un abisso ma alto e incredibilmente ricco come è, per l'appunto,
il cielo.
Cosa ne pensate?
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