La seconda proposta di riflessione è rappresentata dalle parole di Luigina Mortari, l'idea è quella di stare un pò con se stessi, per se stessi.
Mortari scrive:
"L'amore di sé è passione per la chiamata che si sente premere sulla
coscienza, a diventare la migliore forma possibile del proprio essere."
Anche oggi il desiderio di condivisione è mosso dal farsi domande più
che dal darsi risposte, sempre orientati verso un movimento più o meno
lento, un dinamismo interiore che aiuta a crescere quindi a vivere.
Ciò detto, personalmente leggo nelle parole di Mortari l'elemento
centrale dal quale è possibile far emergere l'eidos di autenticità di sé
e del proprio essere al mondo, nel mondo.
Chi sono io davvero? Qual
è la mia nudità essenziale? Cosa rimane una volta tolto il soprabito,
il maglione, la camicia, l'abito che abbiamo imparato ad indossare o che
ci hanno cucito addosso (con o senza consapevolezza)? Sotto a tutto
questo cosa/chi c'è? Dopo essersi spogliati delle aspettative altrui,
dei ruoli attribuiti da altri, delle idee in cui siamo nati cresciuti e
vissuti, cosa rimane? Quali desideri, ruoli, spazi e idee riconosciamo
essere una nostra scelta e non un condizionamento altrui?
Ma soprattutto, fino a che punto è possibile spogliarsi, liberarsi, guardarsi, vedersi?
Ciò che conta, a mio avviso, è sentire sempre una tensione verso,
coltivare con cura lo spirito di ricerca che sempre rinnova la domanda
su di sé, in un moto d'amore che alimenta la spirale senza fine
dell'esprimere al meglio il mondo che si è.
E voi cosa ne pensate?
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