Ho pensato a tre autori diversi che si esprimono nei confronti dell'azione del piangere in modi differenti.
Il primo è Alexander Lowen e scrive in 'Arrendersi al corpo':
"Vivere la nostra vita pienamente da esseri umani richiede la capacità di piangere liberamente e profondamente. Se si riesce a piangere liberamente e profondamente, non c'è confusione, né disperazione, né tormento. Le nostre lacrime e i nostri singhiozzi ci purificano, rinnovano il nostro spirito in modo che possiamo provare di nuovo la gioia".
Il secondo contributo è di Silvana Pelusi ed è riportato in 'Attraversare la cura':
"Vorrei poter dire che forse nel pianto vi è anche lo smacco della nostra volontà di potenza e la compassione per i nostri limiti".
Infine Michael White dichiara in 'La terapia come narrazione' un altro aspetto dell'atto di piangere:
"Se piangi dentro e non fuori contemporaneamente annegherai la tua forza".
Mi pare si possano dire del piangere diverse cose: innanzitutto della sua necessità, della sua naturale manifestazione che, anzi, diventa un'urgenza, una indispensabile espressione della propria interiorità, del proprio mondo profondo. Il pianto come dimensione emozionale imprescindibile, poiché ne derivano scioglimento della tensione, liberazione della rabbia così come di una gioia intensa, quindi ordine e nuovo spazio per nuove emozioni. Piangere è anche, come suggerisce Pelusi, una presa di coscienza rispetto ai propri limiti, alla fallibilità e alla finitezza propria dell'esistenza, la sua imperfettibilità. Quindi atto di profonda compassione verso se stessi. Un'apertura, aggiungerei, all'intimità dei propri sentimenti.
In quanto pedagogista non posso non connettere tutto ciò con l'educazione e la formazione dell'essere umano, detto altrimenti, non posso non evidenziare strette connessioni tra la negazione, la demonizzazione e la privazione dell'atto di piangere e la dis-educazione e la de-formazione dell'essere umano, soprattutto in riferimento all'aspetto affettivo-sentimentale.
E ciascuno di noi che rapporto ha con il pianto? Riesce a piangere? Quando? In modo esposto oppure nascosto?
Rinnovo la mia disponibilità a parlarne con chiunque lo desideri.
Non mi resta che augurare una splendida catarsi a tutti, senza paura.
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